Ilford FP4 al Naviglio Grande

Da tempo, prima di smettere per una decina d’anni di fotografare a pellicola, mi ero perdutamente innamorato di due pellicole: ilforf HP5 e Ilford FP4.

Dopo aver rimesso in piedi un abbozzo di camera oscura, è stato del tutto naturale cercare nuovamente Ilford con queste due emulsioni che nel frattempo sono state rinnovate, nella versione plus. Confermato assolutamente il mio amore smisurato per queste due pellicole, le ho tenute come capi saldi per il test del “nuovo” materiale fotografico.

In questo caso FP4+ è stata scelta per testare parte di nuovo corredo: Canon AV-1 e Canon FD 50mm f/1.4

Come di consueto mi concedo una foto di rito dell’assetto fotografico.

Canon AV-1 con 50mm f/1.4 S.S.C. e Ilford FP4+

La strumentazione utilizzata per l’uscita fotografica.

Come di recente scoperto da Elena, Ilford FP4+ sta per Fine Panchromatic, quindi una pellicola studiata per avere una grana particolarmente fine. Indicata per cogliere dettagli più fini dell’immagine, quindi mi avrebbe permesso di trovare eventuali difetti di una lente che conosco molto bene nella sua versione EF (a occhio e come resa non sembra cambiato molto se non gli automatismi e il numero di lamelle del diaframma).

Via Vigevano di mattina presto

Uno dei punti di accesso al naviglio grande venendo da Porta Genova.

La mia amata Ilford FP4 si rivela essere molto adeguata anche con la foschia (che un po’ mi ha colto di sorpresa, ma non mi ha guastato l’uscita) che adoro con il bianco e nero. Nel contempo la pellicola mantiene un bel contrasto e dettagli fini sia sulle luci che sulle ombre. Il taxi è arrivato quando stavo decidendo l’esposizione e non accennava a spostarsi, ma alla fine ha fatto la sua presenza senza rovinare la foto.

Per fare fotografie per lo meno decenti si deve imparare due cose: a non aver fretta di scattare, oppure a valutare la contestualizzazione degli elementi di disturbo. Avendo spesso il tempo contato, faccio di necessità virtù e ultimamente sto imparando un pochino a contestualizzare.

Pioggia sul Naviglio Grande

Ovviamente, oltre alla foschia, anche la pioggerellina, che quella sì che disturba.

Non può mancare un po’ di sana pioggerellina che mi costringe a richiudere dopo ogni serie di scatti l’attrezzatura nella custodia o a nasconderla sotto la giacca. Immagino che dal 1971 ad oggi la fotocamera ne abbia viste di tutti i colori, alcuni segni li porta con fierezza sulla sua scocca, ma mi dispiace sempre mettere a repentaglio l’incolumità della mia attrezzatura. Qui la Ilford FP4+ si è comportata benissimo, neri scuri e lucidi, dettagli nei riflessi sull’acqua, mi piace proprio!

Vicolo dei Lavandai

Vicolo dei Lavandai è parte della storia di Milano e mi ha sempre affascinato.

Nonostante le numerose ed evidenti limitazioni della Canon AV-1, (intesa per essere quasi una punta e scatta in priorità di apertura) una scena così difficile con una dinamica di luci così ampia non ha messo in difficoltà la mia Ilford HP4. La resa di questa pellicola mi stupisce sempre.

Vicolo dei Lavandai è parte a tutti gli effetti della storia di Milano, ma mia ha sempre stupito il trattamento che riceve pressoché tutti i giorni dagli avventori della vita notturna che lo prendono un po’ come pattumiera.

Naviglio Grande

Naviglio Grande, prospettiva verso la Darsena.

Il naviglio grande, esposizione “sbagliata” dovuta al riflesso del cielo nel naviglio su una fotocamera con esposizione media ponderata al centro. Nonostante l’errore, questa foto assume un fascino particolare: ricorda le foto della Vecchia Milano con tutta la carica nostalgica che ne consegue. La Ilford HP4 è recuperabile, infatti in fase di scansione o di stampa un errore come questo, di uno stop, è facilmente correggibile mantenendo comunque una dinamica molto buona, ma ho preferito lasciare la foto “sbagliata” per l’effetto “Vecchia Milano” che ne consegue. Avevo già parlato delle foto senza tempo qui.

Ponte di ferro sul Naviglio Grande

Ponte di ferro sul Naviglio Grande.

Dal ponte qui ripreso (il terzo dalla Darsena, considerando il primo quello ancora aperto al traffico) mi ha permesso di fare una foto con il mood nostalgico che ben si addice a queste zone quando piove o c’è nebbia. Anche qui neri lucidi e dettagli in ogni dinamica di luce.

Zingara

Zingara sul ponte di Via Corsico.

Arrivato al ponte di via Corsico ho assistito al “Cambio della Zingara” che immancabile chiede l’elemosina, con qualsiasi tempo e qualsiasi orario su questo ponte. A un certo punto è arrivata una compare che si è messa ad osservare il flusso di gente su tutta via Corsico. Quando è stato il momento opportuno, una è uscita dal sacco da cui chiede l’elemosina e l’altra ne ha preso il posto. Purtroppo mi hanno visto con la macchina fotografica ma non ho rinunciato allo scatto ottenendone uno un po’ storto ma dovevo essere cauto. Raddrizzare la foto non è certamente difficile ma qui l’ho voluta lasciare tale e quale a ricordo della difficoltà dello scatto.

Saracinesche

Saracinesche

Dopo aver provato un po’ di diverse condizioni di luce, in diversi ambiti in situazioni in cui era il dettaglio a farla da padrone, ho deciso di provare il 50mm f/1.4 in una serie di scatti effettuati a f/1.4 sempre più ravvicinati. Adoro la AV-1 perché, a differenza della maggior parte delle reflex dell’epoca, è a priorità di apertura e non di tempi, modalità che adoro usare anche in digitale e in analogico con altre attrezzature che lo permettono. La Ilford FP4 in questa serie di scatti è stata preziosa per vedere la resa della lente.

Saracinesca

Saracinesca, 50mm f/1.4 @1.4 su Ilford FP4+

Nella prova a piena apertura si vede chiaramente come diventa morbida la lente, mantenendo comunque una definizione accettabile sia a centro fotogramma,

Bullone

Bullone, 50mm f/1.4 @1.4 a 60cm su Ilford FP4+

che nella parte periferica. Nell’ultima immagine si può vedere tutta la dinamica della Ilford FP4 con la sua grana fine e il suo tocco morbido che la rende perfetta per quegli scatti in cui si vuole isolare il soggetto dallo sfondo con solo la profondità di campo.

Alzaia Naviglio Grande

Alzaia Naviglio Grande

Come già accennato prima, con la pellicola e le condizioni meteo corrette, è possibile scattare una foto con l’aspetto e l’atmosfera nostalgica delle foto di inizio secolo scorso, anche con gli strumenti odierni, solo alcuni dettagli, all’osservatore attento, possono svelare l’età della foto.

Il Naviglio Grande

Il Naviglio Grande

Purtroppo la prospettiva centrale del naviglio, non è al centro del ponte di Via Gorizia ed è coperta da un albero che, in stagione invernale, permette abbastanza di intravedere il Naviglio Grande.

Il Naviglio Grande

Il Naviglio Grande

Altrimenti bisogna accontentarsi di una prospettiva non centrata in cui la tecnica di scatto iperfocale viene in aiuto per avere la definizione necessaria su tutta la profondità dell’immagine.

In conclusione da un rullino di 36 foto, ne ho pubblicate 12, portando la percentuale di foto che mi sento di pubblicare al 33% del prodotto che è ampiamente superiore a quello che succede con il digitale (dove sono sicuramente sotto al 10%.

Uscire a fotografare un soggetto trovandosi con le condizioni meteo preferite e con la pellicola adeguata ha aiutato sicuramente. In conclusione, dopo anni di astinenza, la Ilford FP4 si conferma nelle mie prime scelte per fotografare.

Naviglio grande a pellicola

Il naviglio grande una domenica mattina, di poco successiva a questa uscita (nelle mie intenzioni c’era di fare un post unico).

Onde nel Naviglio Grande

Onde generate da un’imbarcazione sul naviglio grande.

La resa della pellicola cambia molto a seconda della quantità di luce, confrontando le foto scattate con la stessa fotocamera, e la stessa pellicola sul far del giorno oppure con la luce decisa del giorno pieno, cambia tantissimo la resa.

Onde nel Naviglio Grande

Onde generate da un’imbarcazione sul naviglio grande.

Senza tempo

Il naviglio grande è uno di quei posti in Milano dove è possibile scattare una “foto senza tempo”, una foto cioè che, senza avere una conoscenza precisa del luogo nel corso del tempo, è difficile collocare in un’epoca precisa. La pellicola aiuta molto in questo.

Il Naviglio Grande

Il Naviglio Grande a Milano è uno di quei posti in cui scegliendo attentamente l’inquadratura è possibile “nascondere” l’epoca in cui è stata scattata la foto. Rimane un posto senza tempo.

Quindi con un certo grado di attenzione è possibile, con qualche piccolo accorgimento tecnico in fase di scatto, produrre un’immagine che sia simile a quelle della vecchia Milano.

Il Naviglio Grande

Il Naviglio Grande a Milano è uno di quei posti in cui scegliendo attentamente l’inquadratura è possibile “nascondere” l’epoca in cui è stata scattata la foto. Rimane un posto senza tempo.

Autoritratto

Il naviglio grande, tra l’altro, è uno di quei posti dove è difficilissimo non dover contestualizzare l’elemento umano. Luogo della movida milanese e luogo di numerosi mercatini ed eventi. Luogo inoltre caro ai milanesi per fare una passeggiata o semplicemente incontrarsi, “lontani” dal frastuono della città senza allontanarsi troppo.

Mattia Munari

Perché i selfie si fanno anche con la pellicola!

E perché non concludere questa gita al naviglio grande con un anacronismo bello e buono? Ultimo fotogramma del rullino (la EOS 5 riavvolge al 36esimo senza tentare ulteriormente) misurazione esposizione spot, AE lock e autofocus, scatto e… Selfie!

Il più grande problema di chi si diletti di fotografia è che è difficile che accetti di essere ritratto da altri. In questo la tecnologia aiuta: con la messa a fuoco manuale sarebbe più complessa (ma ci si può provare e lo farò).

 

Darsena e naviglio grande a pellicola

La Darsena, dopo il rinnovamento ormai non più così recente ma che avevo sempre snobbato. Sono solito far decantare tutto ciò che faccia tendenza per poterlo interpretare a mio modo senza avere condizionamenti da tutto il brusio di fondo che ne consegue. L’alternativa sarebbe essere tra i primi ma onestamente essendo il mio solo un passatempo, do priorità ad altro.

Scelgo di alzarmi molto presto una domenica mattina di novembre per testare una Canon Eos 5 (ovviamente non digitale) acquistata l’estate prima in un lotto che includeva tra altre cose un obiettivo che mi interessava. Ero già possessore di una Eos 5, con un numero di serie successivo, acquistata dai miei genitori a maggio 1999 per il mio diciottesimo compleanno. Parliamo di tecnologia di 20 anni fa circa.

Scelgo la Darsena per un fattore di comodità in quanto il tempo che avrei avuto a disposizione sarebbe stato poco. L’obiettivo era quello di fotografare la nebbiolina a pelo d’acqua che nelle mattine d’inverno con cielo sereno spesso si forma.

Darsena con nebbiolina a pelo d'acqua

Darsena con nebbiolina a pelo d’acqua, mattina di novembre, Ilford HP5+

Armato di treppiede, reflex analogica e reflex digitale, raggiungo la Darsena poco prima delle 7:00 di mattina, compatibilmente con gli orari dei mezzi ho cercato di arrivare un po’ prima dell’alba. Il compito si rivela essere più difficile del previsto anche perché avevo dimenticato cosa volesse dire il difetto di reciprocità. Fortunatamente, come dico sempre, la pellicola è generosa, quindi, sebbene sbagliata la posa, qualcosa è sempre salvabile.

Darsena con nebbiolina a pelo d'acqua

Darsena con nebbiolina a pelo d’acqua, mattina di novembre, Ilford HP5+

Man mano che la luce aumenta, la nebbia va e viene ma cambiano le condizioni di ripresa e bisogna decidere in fretta. Il momento magico è circa 10 minuti prima dell’alba, almeno a occhio.

La Darsena, 10 minuti prima dell'alba

La Darsena, 10 minuti prima dell’alba, illuminazione pubblica spenta e ancora con forte contrasto tra cielo e tutto il resto.

Ora l’illuminazione pubblica è spenta e rivolgo i miei scatti a Est, dove il naviglio grande entra in Darsena, sotto al ponte che mette in comunicazione Porta Genova con Porta Ticinese, il riflesso dei palazzi nello specchio d’acqua immobile mi affascina e non importa che i colori tendano a un rosa tenue magnifico (catturato con la reflex digitale) ma ciò che importa quando si scatta in bianco e nero sono i contrasti e le forme, le simmetrie e le asimmetrie.

 

Schiranna, dopo la tempesta

Il 9 agosto 2017 mattina, alla Schiranna di Varese, verso le 7:30 di mattina.

Il lago di Varese dalla Schiranna

Il lago di Varese dalla Schiranna, con il vento che increspava la superficie, e una cellula temporalesca sopra lo specchio del lago.

Sono rimasto affascinato dal gioco di luci che si è creato con una piattezza di toni nella parte destra dell’immagine e al contempo un contrasto con la parte sinistra della stessa. Inoltre è difficile vedere il lago di Varese con le onde, per sua natura è quasi sempre calmo.

 

Milano, mattina presto

Milano, di mattina presto. Il mattino ha l’oro in bocca.

Durante le feste la città sembra dormire, e, la mattina durante le feste, Milano conserva un’aura di sacralità e sembra essere sospesa nel nulla. Sospesa tra la frenesia del giorno prima e la vita rilassata del giorno dopo.

La Milano da bere

La Milano da bere

Ho intitolato la foto precedente “la Milano da bere” non perché fosse mia originale intenzione il tema della foto, ma mi è stato fatto notare che tendo a raffigurare la mia (ormai da più di 10 anni lo è) città con una particolare atmosfera pulita, colorata e ottimista che si respirava nel periodo definito Milano da bere.

Corso Vittorio Emanuele

Corso Vittorio Emanuele

Corso Vittorio Emanuele vuoto è una delle cose che mi piacciono di più quando giro fuori orario di massa. Negozi chiusi o in fase di preparativi, qualche pattuglia della polizia locale, qualche passaggio rapido in bicicletta, e raramente trovo qualcun altro armato di obiettivo con il quale mi scambio un’occhiata di intesa (seguita immancabilmente dal rammairco reciproco perché ci rovineremo le foto a vicenda con la nostra presenza).

La Chiesa di San Carlo

La Chiesa di San Carlo

Armato di 20mm e Full Frame, mi posso concedere il lusso di fotografare questa chiesa, molto particolare. Ricordo la prima volta che la vidi. Così vicina al Duomo di Milano, così vicina a San Babila e comunque grande e frequentata. Mi lasciò un senso di stupore che mi portò presto a visitarla al suo interno. Conserva il fascino di una chiesa a pianta tonda, probabilmente ne parlerò in un altro post con foto degli interni.

Arrivando al Duomo

Arrivando al Duomo

Probabilmente l’ho già scritto e sono noioso, ma questo scorcio del Duomo mi affascina oltre misura. Questo edificio magnifico, imponente e al tempo stesso splendido, che fa capolino procedendo da San Babila, mi è sempre piaciuto. E cercavo proprio di immortalarlo con le luci dell’alba.

Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano

Poi, nelle prime luci dell’alba, arrivi alla curva di Corso Vittorio Emanuele e ti colpisce in tutta la sua bellezza. C’è poco da fare. Questo colosso di marmo Rosa tutto cesellato, scolpito, con tutte le guglie, le statue e quel suo stile inconfondibile, è proprio bello. Peccato le pubblicità sui ponteggi ma si sa, la Fabbrica del Duomo non è mai chiusa.

Piazza Duomo e Palazzo dell'Arengario

Piazza Duomo e Palazzo dell’Arengario

Piazza del Duomo, vista da questa prospettiva, mette in risalto Palazzo dell’Arengario e Palazzo Reale. Più in fondo il palazzo con la terrazza Martini, punto cardine degli Aperitivi tanto amati dalla città di Milano. Cosa che in 10 anni di vita milanese, ancora non fa parte di me.

Galleria Vittorio Emanuele

Galleria Vittorio Emanuele

La galleria è la mia nemesi. Il mio amore per la geometria, le linee e le simmetrie va sempre a farsi benedire perché è simmetrica ma non alla perfezione. La luce dell’ingresso verso il duomo pende leggermente allontanandosi dal Duomo stesso. E’ veramente stressante. Non ho ancora una foto che mi soddisfi appieno della galleria. Dovrò cambiare approccio probabilmente.

Mariae Nascenti

Mariae Nascenti

A Maria nascente è intitolato il Duomo di Milano. Mi sono sempre interrogato sulla curiosità di questa scelta e prima o poi riuscirò a trovare il tempo di andare a fondo. Anche il Duomo è difficilmente fotografabile per intero di fronte, vuoi per la gente, vuoi perché al centro della piazza (punto ideale con un medio-grandangolo) c’è la statua di Vittorio Emanuele a Cavallo.

A Vittorio Emanuele i Milanesi

A Vittorio Emanuele i Milanesi

E con la luce che continua a cambiare mi godo la città che si risveglia, e i punti di solito affollati che, piano piano, iniziano a richiamare persone. La statua equestre di Vittorio Emanuele riporta la dedica dei milanesi.

Il "Camparino in Galleria"

Il “Camparino in Galleria”

Seguendo il mio percorso, tutt’altro che rettilineo, per il centro di Milano, mi imbatto nella vetrina del Camparino, storico bar milanese, nella quale si riflette il Duomo, richiamato anche nell’insegna al neon sopra al marchio.

L'albero di Natale in galleria

L’albero di Natale in galleria

Quest’anno l’albero di Natale in galleria aveva una trama luminosa molto gradevole e quindi non ho potuto non immortalarlo a mio modo. Un giorno devo provare a fare un giro per i camminamenti che hanno riaperto vicino alla copertura della galleria.

Simmetria in galleria

Simmetria in galleria

Mi sono accorto che per una persona della mia statura, in piedi in piazza della scala, quasi all’imbocco della galleria Vittorio Emanuele, la terrazza Martini tocca la volta dell’ingresso opposto. Mi chiedo quanto questo sia un caso e quanto sia voluto. Mi è stato fatto notare che l’insegna è volutamente appesa sotto il cornicione per essere visibile da tutta la galleria.

La torre del Filarete

La torre del Filarete

Un punto certamente riconoscibile della città di Milano, è la torre del Filarete, al castello sforzesco. In questo caso si riflette nella fontana di fronte, abbellita dal ghiaccio che oramai si forma di rado.

Capodanno 2017

Capodanno 2017

Ultimo dell’anno, fine ed inizio, alla fine capodanno. Chissà perché ho sempre preferito la mattina di capodanno alla notte di San Silvestro. Però la mattina presto. Presto al punto che tutto tace e la città, una volta ogni tanto, forse più che la mattina di Natale, tace. Silenzio. Niente frenesia.

Questo è il capodanno che mi piace.

Capodanno - Duomo di Milano

Il Duomo di Milano alle prime luci dell’alba la mattina di capodanno.

Quindi questa mattina ho puntato la sveglia, ho lottato con il sonno, mi sono vestito, preso la mia fidata EOS 5D classic con il mio 50mm f/1.4 e mi sono diretto in centro.

Senza pretese, senza treppiede, tranquillo. Ogni tanto mi piace fare questo esercizio stilistico. Singola lente, focale fissa. Singolo corpo macchina.

Aiuta a pensare. Aiuta a liberare la mente e a pensare bene a dove mettersi, cosa inquadrare, diventa importante il mezzo passo avanti o indietro. Obbliga a pensare a cosa vuoi ottenere e come ottenerlo con l’unico strumento a tua disposizione. Lo trovo volto divertente.

Capodanno - Vittorio Emanuele a cavallo

La statua di Vittorio Emanuele a cavallo in piazza Duomo a Milano

Quello che mi ha stupito, questa mattina di capodanno, è stata la frenesia di pochi operatori attorno alle strutture necessarie ai festeggiamenti. Alle 7:00 erano già in parte smontate. Con un grande lavoro di quel che rimaneva, con la presenza incessante degli operatori ecologici. Io ho faticato per svegliarmi presto per svago, quindi posso solo immaginare lo sforzo che fanno queste persone per fare uno dei lavori più umili che esistano.

Capodanno - Operai al lavoro all'alba

Operai al lavoro all’alba

L’alba

Con le prime luci dell’alba e l’illuminazione abbondante di piazza del Duomo, si vedono le ombre degli operai che smontano le infrastrutture dei festeggiamenti notturni del capodanno.

La madonnina e il duomo all'alba

Il duomo e la Madunina all’alba del primo giorno dell’anno.

Il Duomo non è perfettamente orientato est-ovest, pertanto sapevo di trovare l’alba all’incirca dietro palazzo reale e pregustavo questa immagine da qualche giorno.

Luci ancora accese

Luci ancora accese nell’alba

La galleria Vittorio Emanuele

Con il giorno ancora da sorgere, le luci di illuminazione del Duomo e della galleria Vittorio Emanuele gettano i loro fasci nell’aria.

Addobbi natalizi in galleria Vittorio Emanuele a Milano

Le luminarie della volta della galleria Vittorio Emanuele

Quest’anno le luminarie della galleria sono quasi invisibili durante il giorno, quindi sono dovuto passare in notturna per poter riuscire a fare una foto con le luminarie visibili. Devo dire che quest’anno la struttura era quasi invisibile e non nascondeva la volta in ferro vetro che mi ha sempre affascinato.

Il museo del '900 dalla galleria Vittorio Emanuele

Geometria luminosa all’interno della galleria.

Il museo del ‘900 e parte della torre velasca viste dall’interno della galleria Vittorio Emanuele. Questa mattina di capodanno mi ha permesso di immortalare e scegliere senza fretta e senza intralci una prospettiva particolare con i globi luminosi a fare da linee di fuga.

Terrazza Martini

La terrazza Martini dalla galleria Vittorio Emanuele.

Ormai è qualche tempo che ho notato questa prospettiva con il grattacielo centrale dal centro della galleria. Cercavo inoltre un momento in cui avrei trovato la galleria sufficientemente vuota per poter giocare anche con i riflessi sulla pavimentazione.

Mi ha molto divertito questo giro senza gli ausili dello zoom grandangolare che alla fine ti mette quasi sempre nella situazione migliore di scatto.

Con questo post di capodanno auguro a tutti un felice 2017!

San Donato Arezzo – fuochi d’artificio

San Donato ricorre il 7 agosto.

La sera precedente, il 6 agosto, è stato festeggiato dalla città di Arezzo.
Come di consueto per la festa del Patrono, San Donato, viene effettuato uno spettacolo pirotecnico.
Da diverso tempo inseguo i fuochi d’artificio e non ero mai riuscito a fotografare il “fiore”.
Tra impegni e lavoro riesco a fotografare principalmente durante i fine settimana e le ferie.

Mi capita spesso di essere fuori sede quando capitano questi eventi. Il treppiede è d’obbligo, anche quando i fuochi sono vicini.

La mia esperienza precedente, in cui sono riuscito a prepararmi e tenere un approccio studiato al fenomeno, è stata la festa di fine estate 2013 di Subbiano. In questa occasione ero sufficientemente vicino da usare una focale corta, e la difficoltà principale risiedeva nell’indovinare l’altezza dell’esplosione. Con il treppiede non è possibile inseguire il razzo in salita e quindi, da vicino, è facile che qualcuno rimanesse parzialmente tagliato dal fotogramma.

Nel caso dello spettacolo per la festa di San Donato, mi trovavo circa a 10 km in linea d’aria, quindi con un 500 mm su full frame avevo un livello di dettaglio sufficiente, con un quadro sufficientemente ampio per non avere il problema della differenza di altezza a cui esplodono i vari fuochi.

Il Fiore - fuochi San Donato

Il Fiore

Il Fiore

Il fiore è una figura che inseguo da diverso tempo (io la chiamo così ma il motivo è abbastanza evidente) in cui il razzo lascia una scia luminosa del suo percorso (a occhio nudo si vede solo un puntino che si muove) sulla posa lunga, e l’esplosione del fuoco a raggiera costituisce i petali del fiore stesso.

Inutile dire che con la varietà di fuochi d’artificio che generalmente vengono esplosi, non è semplicissimo fotografare il fiore. Da distanza ravvicinata devo riprovare ma penso che sia molto più difficile.

Il Fiore - San Donato Arezzo

Il Fiore

Questo fiore è esploso molto più in basso, infatti ha il gambo più corto.

Tecnica usata.

La tecnica che ho adottato è la seguente, dopo aver trovato la sensibilità adatta a pose che vanno da 1 a 4 secondi, generalmente le pose sono da 1,5 – 3 al massimo, imposto la fotocamera con la posa B e manualmente agisco sullo scatto remoto per partenza e termine della posa.

Sarebbe interessante scoprire se qualcuno usa altre tecniche.

Di seguito una breve galleria con tutti gli scatti della serata di San Donato.

San Maurizio al monastero maggiore

San Maurizio al monastero maggiore

San Maurizio al monastero maggiore, edificio milanese che mi è sempre sfuggito in più di 10 anni di vita milanese. Il 30 gennaio 2016 arriva il momento di colmare questa lacuna, deciso e prenotato da tempo si raggiunge questa chiesa in via Magenta. Subito l’impatto iniziale è difficile per me da spiegare, mi dannola radiolina con l’auricolare, ma questo mi intralcia, come faccio a fare correttamente le foto, seppur con assetto leggero? (1 solo corpo macchina e due obiettivi)

 

San Maurizio - abside e navata principale

San Maurizio – abside e navata principale

Difficile spiegare la sensazione, non si sa dove guardare una volta entrati in San Maurizio al monastero maggiore. Per un momento mi sono fatto prendere dall’ansia di fotografare al posto prima di osservare tutto il complesso. Infatti i primi scatti iniziali li ho dovuti cestinare in toto.

Non mi dilungherò in spiegazioni perché la spiegazione su wikipedia e su milanotour sono esaustive per comprendere il perché il vsitatore si trova dinnanzi a una complessità architettonica tale.

San Maurizio - volta dalla parte dei fedeli

San Maurizio – volta dalla parte dei fedeli

Ciò che stupisce maggiormente è il soffitto riccamente dipinto con motivi astratti tesi a simulare l’intarsio in un legno che in realtà non costituisce la volta. L’artifizio è particolarmente interessante e di grande resa scenica anche perché il disegno cambia in continuazione tutte le volte che si presenta in un quadrante diverso della volta.

San Maurizio - dettagli della volta

San Maurizio – dettagli della volta

Fotografare all’interno di questa chiesa è difficile. L’impianto di illuminazione non crea alcun problema all’osservazione ad occhio nudo ma è poco uniforme e quindi questo crea qualche problema sul sensore che ha un risposta alla quantità di luce molto più netta rispetto all’occhio umano. Il nostro cervello poi corregge automaticamente queste piccole differenze e nemmeno ci si accorge se non si presta particolare attenzione a questi dettagli.

San Maurizio - dettagli

San Maurizio – dettagli

La visita guidata di San Maurizio al monastero maggiore dura circa un’ora e ci sono diverse organizzazioni che permettono la visita con una guida ed è senza dubbio una cosa raccomandabile in quanto con la guida si vedono dettagli che altrimenti sfuggirebbero.

San Maurizio - dettagli

San Maurizio – dettagli

La parte della visita che stupisce di più il visitatore però è la parte che era adibita alle monache di claustura, numerose in quanto era uno dei più grandi monasteri in città, ed ecco perché “al monastero maggiore”

A pensare che tutto questo è stato edificato nel 1500 ed è ancora così ben conservato ai giorni odierni (salvo qualche restauro sbarazzino), viene da dire che la qualità delle maestranze che hanno partecipato alla costruzione è assolutamente di prim’ordine.

San Maurizio - ingresso al monastero maggiore

San Maurizio – ingresso al monastero maggiore

L’impatto visivo che si ha entrando nella parte posteriore, la cui presenza si intuisce in quanto dalla grata che separa il monastero dall’altare di San Maurizio, è di meraviglia. Sinceramente, le decorazioni non lasciano liberi spazi, l’organo sembra incastonato nella parete, con anche le ante per coprire le canne dipinte da ambo i lati per non lasciare la struttura non adorna né con l’organo aperto, né con lo stesso chiuso.

San Maurizio - volta del monastero

San Maurizio – volta del monastero

Nell’impatto visivo non passa inosservata la volta che senza soluzione di continuità continua dall’assemblea al monastero di San Maurizio, stupisce tantissimo il fatto che le decorazioni più belle fossero nella parte che nessuno avrebbe mai visto oltre le monache.

San Maurizio - decorazioni sulle colonne

San Maurizio – decorazioni sulle colonne

Anche dove si sarebbe potuto lasciare magari con decorazioni astratte o geometriche, le colonnine che separano le cappelle laterali, sono decorate con dipinti appositamente con colorazioni tenui, quasi monocrome che non hanno mancato di stuzzicare la mia voglia di sfruttare la profondità di campo millimetrica del 50mm f/1,4 con uno scatto dal basso.

San Maurizio - retro dell'altare

San Maurizio – retro dell’altare

La parte che ha suscitato il mio scatto compulsivo alla ricerca di una geometria e simmetria che purtroppo non sono perfette, è stata la parte dietro all’altare, la parte che le monache vedevano durante le celebrazioni religiose. Si nota infatti la grata dalla quale si vede l’ostensorio nel quale è presente un crocefisso e in altri momenti sicuramente avrà ospitato un ostensorio con il Santissimo Sacramento. In origine la grata era più grande ma Carlo Borromeo la fece restringere in quanto non proprio consona, secondo lui, al regime di clausura.

San Maurizio - apertura per la comunione

San Maurizio – apertura per la comunione

Accanto alla grata erano presenti due piccole aperture per permettere il passaggio delle particole consacrate per permettere alle monache di partecipare all’eucarestia senza che il sacerdote dovesse abbandonare l’assemblea per recarsi nella parte retrostante.

San Maurizio - grata di separazione

San Maurizio – grata di separazione

Oggi è impensabile una struttura come questa dedicata alla clausura, ma in un tempo in cui le figlie delle famiglie potenti venivano introdotte alla vita monastica per diventare badesse o comunque guadagnare i ranghi della vita religiosa (come i vescovi per i non primogeniti) era naturale che venissero investiti dei fondi consistenti per la decorazione di una struttura come San Maurizio al monastero maggiore per permettere comunque una vita non proprio così spartana a chi veniva introdotto per decisione familiare alla vita monastica.

San Maurizio - organo

San Maurizio – organo

L’organo si integra perfettamente nell’ambiente e non poteva che essere riccamente decorato.

 

 

San Maurizio - dettaglio della volta dietro all'altare

San Maurizio – dettaglio della volta dietro all’altare

Insomma, visitare San Maurizio al monastero maggiore è un’esperienza con il naso all’insù. Assolutamente da vedere.

San Maurizio - ingresso al refettorio

San Maurizio – ingresso al refettorio

Anche la parte che dava accesso al refettorio, altra parte della vita monastica in cui la morigerazione e la sbrietà dovrebbero avere la meglio su tutto, è riccamente decorato con una raffigurazione dell’ultima cea in stile che ricorda un po’ Leonardo.

San Maurizio - vista generale della parte monastica

San Maurizio – vista generale della parte monastica

Gli spazi sono molto ampi ma per via delle decorazioni bellissime e onnipresenti sono riuscito a non sapere come inquadrare acune scene con un 20mm su una reflex fullframe. Più inquadravo più volevo inquadrare. L’ultima immagine è stata lasciata volontariamente inclinata perché altrimenti avrei dovuto tagliarla e si sarebbe ristretta troppo. Sicuramente tornerò e starò più attento perché la decorazione così ricca trae in inganno per l’orientamento della macchina fotografica, quindi è facilissimo stortare lo strumento senza accorgersene.

Allineamento pianeti 2015 – 2016

Allineamento pianeti

L’allineamento dei pianeti che ha interessato la fine del 2015 e l’inizio del 2016 è un fenomeno che non ha nulla di pittoresco o spettacolare come una cometa visibile a occhio nudo o come un’eclisse di luna ma ha comunque il suo fascino per chi ha osservato a lungo il cielo sia come semplice appassionato che come astrofilo.

Infatti un allineamento non è un fenomeno così frequente, tanto più quando coinvolge tutti  quattro i pianeti visibili a occhio nudo, la Luna, Mercurio (grande assente questa volta).

Questa volta mi sono svegliato presto la mattina per essere (nei miei programmi) alle 6 in punto al lago di Varese, nello specifico all Schiranna per vedere se il posto fosse consono alle fotografie ed in caso potermi spostare per trovare un altro posto. Il giorno 25 gennaio 2016 alle ore 6:14 con -2°C arrivo alla schiranna di Varese, parcheggio e mi dirigo verso la spiaggia che ricordavo diversa ma ora c’è il Lido che nonostante la sua forma proprio brutta, non mi ha impedito di fare fotografie. Fortunatamente ricodavo molto bene il posto e quindi i pianeti erano tutti visibili, con il primo rossore del crepuscolo prima dell’alba, Venere era appena più alta della coltre spessa di foschia all’orizzonte e gli altri pianeti erano lì ad aspettarmi.

Luna piena e Giove

Luna piena e Giove

Arrivato in riva al lago ho iniziato a calibrare i tempi di posa, la sensibilità e il bilanciamento del bianco e ho messo in piano il treppiede alla luce della luna piena. L’allineamento era evidente, una linea retta di puntini luminosi non tremolanti. Per il totalmente profano specifico che per distinguere una stella luminosa da un pianeta basta osservare attentamente se la luce tremola o meno. Nel caso non tremoli anche in caso di vento, beh, è un pianeta di sicuro.

Making of

Making of

Anche se cronologicamente la foto è successiva ho voluto documentare la modalità di ripresa della scena. L’intervallometro mi fornisce anche la possibilità di fare lo scatto remoto per non introdurre vibrazioni premendo il pulsante di scatto della fotocamera.

Per scattare queste foto ho utilizzato una Canon EOS 5D prima serie con un 20-35mm f/3,5-4,5 a 20mm in modo da coprire sulla diagonale del fotogramma 94° di campo. Purtroppo la separazione angolare da Venre a Giove in questo allineamento di pianeti è stata di 112° 2′ e 40”, ben al di là delle possibili tolleranze per sperare di riuscirci con un solo scatto. Quindi mi sono trovato costretto a lavorare sul contrasto e passare due scatti a un allineatore in modo da correggere le distorsioni tipiche di un grandangolare e fare un mosaico di due scatti.

Questo per spiegare perché i primi 3 pianeti in questo allineamento sembrano in fila nello scatto risultante mentre Giove, sembra fuori allineamento. In realtà una linea retta che passa al bordo di un grandangolo curva. I primi 3 tagliavano in diagonale il fotogramma e quindi sono rimasti sostanzialmente dritti, Giove invece, spostando l’inquadratura è rimasto nell’angolino in alto a destra e pertanto la congiungente da Marte si è deformata. Purtroppo ho mosso la fotocamera su un solo asse per avere la ripetibilità degli scatti visto che li ho ripetuti dalle 6:30 alle 7:15 più o meno in continuazione nella speranza sorgesse Mercurio e fosse visibile. Infatti Mercurio avrebbe passato l’orizzonte ideale all 06:59 e verso le 7:15 non sarebbe stato più posibile vedere i pianeti pr via della luminosità del crepuscolo. Purtroppo non è comparso visibile per via delle alture e della cappa di foschia sulla pianura in lontananza. Sarebbe stato bellissimo avere un allineamento di 5 pianeti.

Allinamento dei pianeti

Allinamento dei pianeti

Segue la foto con evidenziati i nomi dei pianeti partecipanti all’allineamento.

Allinamento dei pianeti, con i nomi

Allinamento dei pianeti, con i nomi

Si tratta dello stesso scatto in modo da non deturpare il primo e permettere lo stesso di ammirare lo spettacolo.

Durante l’oretta in cui mi si sono brinati i baffi e metà attrezzatura, ho avuto l’incessante compagnia di una colonia di germani reali che con il loro starnazzare, nuotare e volare mi hanno fatto sentire un po’ meno solo e mi hanno tenuto allegro anche perché hanno fatto un chiasso che non mi sarei mai aspettato.

Folaga

Folaga

C’era anche una colonia di folaghe che sono state più tranquille.

Constatato con amarezza che in questo allineamento di pianeti Mercurio non ha fatto capolino (per lo meno il 25 gennaio) ho iniziato a giocare con le increspature dell’acqua lasciate dalle folaghe e con l’intervallometro a cercare la foto “perfetta” dell’alba.

Germani reali nella luce dell'alba

Germani reali nella luce dell’alba

I momenti che precedono il sorgere del sole sono più affascinanti, per quello che mi riguarda, di quelli immediatamente successivi al tramonto. La vita che inizia a svegliarsi, qualche animale che anticipa, qualcun altro che arriva dopo…

Germani reali nella luce dell'alba

Germani reali nella luce dell’alba

In più il lago di Varese ha sempre il suo fascino particolare in questo momento della giorata in quanto, dalla Schiranna, tutto quello che succede in cielo si riflette in acqua dando ancora maggior risalto alla bellezza del momento.

Making of all'alba

Making of all’alba

Coi germani a tenermi compagnia continua la mia ricerca della foto perfetta dell’alba, che alla fine non è proprio così perfetta ma mi ha lasciato pienamente soddisfatto.

Alba

Alba

Lo scatto precedente è il risultato, quasi pittorico.

Panorama poco prima del levar del sole

Panorama poco prima del levar del sole

Mentre questo, appena sopra, è il risultato dello stesso momento con un teleobiettivo puntato solo al sorgere del sole. Il punto è facilmente identificabile sulla foto precedente.

Falò di S. Antonio a Genestrerio

Falò di S. Antonio a Genestrerio

Ignoravo che in un posto così vicino a dove sono nato e cresciuto facessero un falò pr sant’Antonio. Sarà per questo che era comunque non c’era la folla a cui ero abituato per quello che si tiene a Varese e che richiama una folla tale per cui nelle vie litrofe a Piazza della Motta non è quasi possibile muoversi.

Falò a Genestrerio

Falò a Genestrerio

A parte la simbologia, sempre molto ampia e che sempre non manca di affascinare, un falò d’inverno già di suo è un evento che non manca di affascinare anche per la cura che l’uomo, lo stesso che lo osserva sempre con occhio fanciullesco, deve prontamente fornire per far sì che un evento da tradizione si possa tramutare in disastro. Ciò viene effettuato dai vigili del fuoco che hanno il compito di spegnere la fuliggine del falò per evitare che si propaghi lontanto.

Falò a Genestrerio

Falò a Genestrerio

Queste foto sono datate 15 gennaio 2016, ho tardato un po’ nella pubblicazione in quanto, preso dalla foga di fotografare il falò, ho contestualizzato molto poco il tutto. In ogni caso qualche scatto l’ho recuperato.

Il fuoco e l’acqua sono due elementi che fotograficamente si prestano moltissimo per giocare con i tempi di posa. Con un tempo lungo abbiamo le strisciate, con un tempo breve invece abbiamo un’immagine congelata.

Falò a Genestrerio

Falò a Genestrerio

A differenza dell’acqua, che con i tempi di posa lunghi sembra più calma, il fuoco conserva tutta la sua forza con i tempi di posa lunghi, che aggiungono enfasi alla propria natura distruttiva.

Falò a Genestrerio

Falò a Genestrerio

Giocando con il contrasto è possibile vedere attraverso le fiamme fino a scorgere le braci che alimentano le fiamme e che tengono vivo e allegro il fenomeno in atto. Il fumo è una componente che può essere a suo modo rilevante nell’enfasi dell’immagine.

Falò a Genestrerio

Falò a Genestrerio

La caduta di un mozzicone di tronco acceso immortalata in maniera rocambolesca, cercando sempre di non capitare a tiro dell’idrante di un vigile del fuoco.

Falò a Genestrerio

Falò a Genestrerio

I vigili del fuoco completano il loo lavoro e, secondo me, si godono più da vicino lo spettacolo che sono convinto affascini anche loro. Con la strumentazione giusta deve essere notevole potersi avvicinare così tanto senza cuocersi a puntino.

Ormai è brace

Ormai è brace

La gente se ne va, il fuoco si consuma, e perde forza, è rimasta quasi esclusivamente la brace e qui continua il lavoro dei vigili del fuoco per accelerare il restringimento del fuoco e delle braci in modo da portarlo prima allo spegnimento totale. Con il badile racimolano tutti i tizzoni ardenti e li buttano verso il centro. Piano piano il diametro diminuisce e il fuoco è domato.

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