Natura in città

Dopo tanti giorni a non uscire di casa, ora che è permesso, mi concedo un giro tutte le mattine al parco, mi permette di fare circa 5000 passi (sono la metà di quanto consigliato ma sempre meglio di niente).

Durante questi giri, mi porto la mia fidata reflex, in versione compatta, con un teleobiettivo già montato. So che l’attività fotografica è considerata attività ludica, ma mi concedo 5 minuti di fotografie seduto in un posto isolato, in riva a uno stagno che è ciò che rimane dello straripamento del Lambro del 13 novembre 2014.

Equivale a fermarsi a prendere fiato su una panchina e, in genere, nessuno si avventura fino a lì perché scomodo.

Una colonia di nutrie è sempre esistita al parco Lambro ma, con il prosciugarsi della pozza e con il riaffiorare di alberi ormai morti, hanno trovato una posizione per poltrire al sole e riparata da occhi indiscreti.

Nel giro di poco ho visto una Garzetta, una Nitticora (femmina) e delle gallinelle d’acqua. Questa pozza d’acqua pullula di vita e sembra che ci siano numerose carpe che ogni tanto sporgono quando arrivano in punti in cui la superficie è troppo bassa.

Ho notato anche dei parrocchetti che volavano in gruppo e addirittura quello che sembra essere a tutti gli effetti un cormorano anche se non ne sono certo al 100% visto che le condizioni di luce non erano delle migliori e quindi la foto non è nitidissima, ma vedendo le foto in rete sembra proprio lui. Anche se dei pappagalli in Milano si trovano diverse menzioni in rete, cercando conferme di altri avvistamenti di cormorani ho scoperto che esiste un ristorante con quel nome e nient’altro.

Il falco, finalmente

Ieri sono dovuto andare in ufficio, in svizzera, quindi ho potuto prendere la macchina fotografica senza rischiare di incorrere in problemi perché a quanto pare attualmente, in Italia, se ho una macchina fotografica con me e scatto qualche foto, la mia attività motoria (camminare) si trasforma in attività ludica.

Ormai è un anno intero che ho una nemesi, un falco, che ha nei suoi territori il campo che confina con il parcheggio del mio ufficio. Questo uccello ha una particolarità, mi odia :-D, ogni volta che ho la reflex con il teleobiettivo montato, non si fa vedere, e sembra anche sapere perfettamente quando non sono in grado di fotografarlo.

Ieri il contadino stava arando il campo e molti uccelli venivano a cercare cibo tra le zolle rovesciate. Tra cui lui.

La foschia mi ha fatto lasciare la reflex in ufficio, errore grave, e l’ho visto sufficientemente vicino. Tempo di recuperare la reflex con il teleobiettivo, sono uscito ed è subito volato via, ma qualche scatto sono riuscito a rubarlo.

Questo falco mi è volato sopra la testa diverse volte, a pochi metri in momenti in cui ero troppo lontano per tornare a prendere la macchina fotografica. Sembra che abbia un sesto senso per questa vicenda.

Prima o poi ci riuscirò

Fotografia analogica

E’ tanto tempo che non scrivo in questo spazio e che non pubblico miei lavori.

Un insieme di pellicole da sviluppare

Purtroppo il tempo è tiranno e ho ceduto all’immediatezza di pubblicazione dei social anche se questo mi ha tolto parte del contatto con il lavoro dietro alla pubblicazione.

Ho passato un anno con molti cambiamenti, che mi ha portato ad allontanarmi un po’ dalla fotografia analogica, questo periodo della pandemia non ha certamente aiutato a fare fotografia analogica, avendo il mio “laboratorio” abbastanza lontano da casa.

Ma la sensazione di creare un’immagine dal principio alla fine, con processi per lo più fisici e non solo virtuali è qualcosa di inesprimibile. E’ bello e mi da la possibilità di essere più in contatto con il risultato finale.

FL 55mm f/1.2
Dagli anni 60 con furore! Un obiettivo luminoso e economico.

La fotografia analogica ti porta a sperimentare grandi strumenti dimenticati, strumenti di altri tempi ormai dimenticati ma che ti riportano al contatto con quello che vuoi trasmettere e riprodurre.

In ultimo il processo di sviluppo ti costringe a pensare ulteriormente, dopo averlo fatto in fase di scatto per adeguare i tempi e le modalità di sviluppo per ottenere il risultato voluto.

La possibilità di scelta, nella fotografia analogica inizia ancora prima di pensare al primo scatto. La scelta della pellicola influenza direttamente il risultato finale. Questo implica anche avremo 36 foto con lo stesso “stile” che ci impongono a compiere delle scelte in fase di scatto per adattarsi alla scelta presa in origine. Di contro è più semplice portare a casa un risultato comunque accettabile anche in caso di errori.

Sono convinto del fatto che con la pellicola è sempre possibile portare a casa un risultato.

Un test di scatto

Tornerò a pubblicare ancora, spero a breve.

Ilford FP4 al Naviglio Grande

Da tempo, prima di smettere per una decina d’anni di fotografare a pellicola, mi ero perdutamente innamorato di due pellicole: ilforf HP5 e Ilford FP4.

Dopo aver rimesso in piedi un abbozzo di camera oscura, è stato del tutto naturale cercare nuovamente Ilford con queste due emulsioni che nel frattempo sono state rinnovate, nella versione plus. Confermato assolutamente il mio amore smisurato per queste due pellicole, le ho tenute come capi saldi per il test del “nuovo” materiale fotografico.

In questo caso FP4+ è stata scelta per testare parte di nuovo corredo: Canon AV-1 e Canon FD 50mm f/1.4

Come di consueto mi concedo una foto di rito dell’assetto fotografico.

Canon AV-1 con 50mm f/1.4 S.S.C. e Ilford FP4+
La strumentazione utilizzata per l’uscita fotografica.

Come di recente scoperto da Elena, Ilford FP4+ sta per Fine Panchromatic, quindi una pellicola studiata per avere una grana particolarmente fine. Indicata per cogliere dettagli più fini dell’immagine, quindi mi avrebbe permesso di trovare eventuali difetti di una lente che conosco molto bene nella sua versione EF (a occhio e come resa non sembra cambiato molto se non gli automatismi e il numero di lamelle del diaframma).

Via Vigevano di mattina presto
Uno dei punti di accesso al naviglio grande venendo da Porta Genova.

La mia amata Ilford FP4 si rivela essere molto adeguata anche con la foschia (che un po’ mi ha colto di sorpresa, ma non mi ha guastato l’uscita) che adoro con il bianco e nero. Nel contempo la pellicola mantiene un bel contrasto e dettagli fini sia sulle luci che sulle ombre. Il taxi è arrivato quando stavo decidendo l’esposizione e non accennava a spostarsi, ma alla fine ha fatto la sua presenza senza rovinare la foto.

Per fare fotografie per lo meno decenti si deve imparare due cose: a non aver fretta di scattare, oppure a valutare la contestualizzazione degli elementi di disturbo. Avendo spesso il tempo contato, faccio di necessità virtù e ultimamente sto imparando un pochino a contestualizzare.

Pioggia sul Naviglio Grande
Ovviamente, oltre alla foschia, anche la pioggerellina, che quella sì che disturba.

Non può mancare un po’ di sana pioggerellina che mi costringe a richiudere dopo ogni serie di scatti l’attrezzatura nella custodia o a nasconderla sotto la giacca. Immagino che dal 1971 ad oggi la fotocamera ne abbia viste di tutti i colori, alcuni segni li porta con fierezza sulla sua scocca, ma mi dispiace sempre mettere a repentaglio l’incolumità della mia attrezzatura. Qui la Ilford FP4+ si è comportata benissimo, neri scuri e lucidi, dettagli nei riflessi sull’acqua, mi piace proprio!

Vicolo dei Lavandai
Vicolo dei Lavandai è parte della storia di Milano e mi ha sempre affascinato.

Nonostante le numerose ed evidenti limitazioni della Canon AV-1, (intesa per essere quasi una punta e scatta in priorità di apertura) una scena così difficile con una dinamica di luci così ampia non ha messo in difficoltà la mia Ilford HP4. La resa di questa pellicola mi stupisce sempre.

Vicolo dei Lavandai è parte a tutti gli effetti della storia di Milano, ma mia ha sempre stupito il trattamento che riceve pressoché tutti i giorni dagli avventori della vita notturna che lo prendono un po’ come pattumiera.

Naviglio Grande
Naviglio Grande, prospettiva verso la Darsena.

Il naviglio grande, esposizione “sbagliata” dovuta al riflesso del cielo nel naviglio su una fotocamera con esposizione media ponderata al centro. Nonostante l’errore, questa foto assume un fascino particolare: ricorda le foto della Vecchia Milano con tutta la carica nostalgica che ne consegue. La Ilford HP4 è recuperabile, infatti in fase di scansione o di stampa un errore come questo, di uno stop, è facilmente correggibile mantenendo comunque una dinamica molto buona, ma ho preferito lasciare la foto “sbagliata” per l’effetto “Vecchia Milano” che ne consegue. Avevo già parlato delle foto senza tempo qui.

Ponte di ferro sul Naviglio Grande
Ponte di ferro sul Naviglio Grande.

Dal ponte qui ripreso (il terzo dalla Darsena, considerando il primo quello ancora aperto al traffico) mi ha permesso di fare una foto con il mood nostalgico che ben si addice a queste zone quando piove o c’è nebbia. Anche qui neri lucidi e dettagli in ogni dinamica di luce.

Zingara
Zingara sul ponte di Via Corsico.

Arrivato al ponte di via Corsico ho assistito al “Cambio della Zingara” che immancabile chiede l’elemosina, con qualsiasi tempo e qualsiasi orario su questo ponte. A un certo punto è arrivata una compare che si è messa ad osservare il flusso di gente su tutta via Corsico. Quando è stato il momento opportuno, una è uscita dal sacco da cui chiede l’elemosina e l’altra ne ha preso il posto. Purtroppo mi hanno visto con la macchina fotografica ma non ho rinunciato allo scatto ottenendone uno un po’ storto ma dovevo essere cauto. Raddrizzare la foto non è certamente difficile ma qui l’ho voluta lasciare tale e quale a ricordo della difficoltà dello scatto.

Saracinesche
Saracinesche

Dopo aver provato un po’ di diverse condizioni di luce, in diversi ambiti in situazioni in cui era il dettaglio a farla da padrone, ho deciso di provare il 50mm f/1.4 in una serie di scatti effettuati a f/1.4 sempre più ravvicinati. Adoro la AV-1 perché, a differenza della maggior parte delle reflex dell’epoca, è a priorità di apertura e non di tempi, modalità che adoro usare anche in digitale e in analogico con altre attrezzature che lo permettono. La Ilford FP4 in questa serie di scatti è stata preziosa per vedere la resa della lente.

Saracinesca
Saracinesca, 50mm f/1.4 @1.4 su Ilford FP4+

Nella prova a piena apertura si vede chiaramente come diventa morbida la lente, mantenendo comunque una definizione accettabile sia a centro fotogramma,

Bullone
Bullone, 50mm f/1.4 @1.4 a 60cm su Ilford FP4+

che nella parte periferica. Nell’ultima immagine si può vedere tutta la dinamica della Ilford FP4 con la sua grana fine e il suo tocco morbido che la rende perfetta per quegli scatti in cui si vuole isolare il soggetto dallo sfondo con solo la profondità di campo.

Alzaia Naviglio Grande
Alzaia Naviglio Grande

Come già accennato prima, con la pellicola e le condizioni meteo corrette, è possibile scattare una foto con l’aspetto e l’atmosfera nostalgica delle foto di inizio secolo scorso, anche con gli strumenti odierni, solo alcuni dettagli, all’osservatore attento, possono svelare l’età della foto.

Il Naviglio Grande
Il Naviglio Grande

Purtroppo la prospettiva centrale del naviglio, non è al centro del ponte di Via Gorizia ed è coperta da un albero che, in stagione invernale, permette abbastanza di intravedere il Naviglio Grande.

Il Naviglio Grande
Il Naviglio Grande

Altrimenti bisogna accontentarsi di una prospettiva non centrata in cui la tecnica di scatto iperfocale viene in aiuto per avere la definizione necessaria su tutta la profondità dell’immagine.

In conclusione da un rullino di 36 foto, ne ho pubblicate 12, portando la percentuale di foto che mi sento di pubblicare al 33% del prodotto che è ampiamente superiore a quello che succede con il digitale (dove sono sicuramente sotto al 10%.

Uscire a fotografare un soggetto trovandosi con le condizioni meteo preferite e con la pellicola adeguata ha aiutato sicuramente. In conclusione, dopo anni di astinenza, la Ilford FP4 si conferma nelle mie prime scelte per fotografare.

Il Naviglio Grande

Naviglio grande a pellicola

Il naviglio grande una domenica mattina, di poco successiva a questa uscita (nelle mie intenzioni c’era di fare un post unico).

Onde nel Naviglio Grande
Onde generate da un’imbarcazione sul naviglio grande.

La resa della pellicola cambia molto a seconda della quantità di luce, confrontando le foto scattate con la stessa fotocamera, e la stessa pellicola sul far del giorno oppure con la luce decisa del giorno pieno, cambia tantissimo la resa.

Onde nel Naviglio Grande
Onde generate da un’imbarcazione sul naviglio grande.

Senza tempo

Il naviglio grande è uno di quei posti in Milano dove è possibile scattare una “foto senza tempo”, una foto cioè che, senza avere una conoscenza precisa del luogo nel corso del tempo, è difficile collocare in un’epoca precisa. La pellicola aiuta molto in questo.

Il Naviglio Grande
Il Naviglio Grande a Milano è uno di quei posti in cui scegliendo attentamente l’inquadratura è possibile “nascondere” l’epoca in cui è stata scattata la foto. Rimane un posto senza tempo.

Quindi con un certo grado di attenzione è possibile, con qualche piccolo accorgimento tecnico in fase di scatto, produrre un’immagine che sia simile a quelle della vecchia Milano.

Il Naviglio Grande
Il Naviglio Grande a Milano è uno di quei posti in cui scegliendo attentamente l’inquadratura è possibile “nascondere” l’epoca in cui è stata scattata la foto. Rimane un posto senza tempo.

Autoritratto

Il naviglio grande, tra l’altro, è uno di quei posti dove è difficilissimo non dover contestualizzare l’elemento umano. Luogo della movida milanese e luogo di numerosi mercatini ed eventi. Luogo inoltre caro ai milanesi per fare una passeggiata o semplicemente incontrarsi, “lontani” dal frastuono della città senza allontanarsi troppo.

Mattia Munari
Perché i selfie si fanno anche con la pellicola!

E perché non concludere questa gita al naviglio grande con un anacronismo bello e buono? Ultimo fotogramma del rullino (la EOS 5 riavvolge al 36esimo senza tentare ulteriormente) misurazione esposizione spot, AE lock e autofocus, scatto e… Selfie!

Il più grande problema di chi si diletti di fotografia è che è difficile che accetti di essere ritratto da altri. In questo la tecnologia aiuta: con la messa a fuoco manuale sarebbe più complessa (ma ci si può provare e lo farò).

 

La Darsena, 10 minuti prima dell'alba

Darsena e naviglio grande a pellicola

La Darsena, dopo il rinnovamento ormai non più così recente ma che avevo sempre snobbato. Sono solito far decantare tutto ciò che faccia tendenza per poterlo interpretare a mio modo senza avere condizionamenti da tutto il brusio di fondo che ne consegue. L’alternativa sarebbe essere tra i primi ma onestamente essendo il mio solo un passatempo, do priorità ad altro.

Scelgo di alzarmi molto presto una domenica mattina di novembre per testare una Canon Eos 5 (ovviamente non digitale) acquistata l’estate prima in un lotto che includeva tra altre cose un obiettivo che mi interessava. Ero già possessore di una Eos 5, con un numero di serie successivo, acquistata dai miei genitori a maggio 1999 per il mio diciottesimo compleanno. Parliamo di tecnologia di 20 anni fa circa.

Scelgo la Darsena per un fattore di comodità in quanto il tempo che avrei avuto a disposizione sarebbe stato poco. L’obiettivo era quello di fotografare la nebbiolina a pelo d’acqua che nelle mattine d’inverno con cielo sereno spesso si forma.

Darsena con nebbiolina a pelo d'acqua
Darsena con nebbiolina a pelo d’acqua, mattina di novembre, Ilford HP5+

Armato di treppiede, reflex analogica e reflex digitale, raggiungo la Darsena poco prima delle 7:00 di mattina, compatibilmente con gli orari dei mezzi ho cercato di arrivare un po’ prima dell’alba. Il compito si rivela essere più difficile del previsto anche perché avevo dimenticato cosa volesse dire il difetto di reciprocità. Fortunatamente, come dico sempre, la pellicola è generosa, quindi, sebbene sbagliata la posa, qualcosa è sempre salvabile.

Darsena con nebbiolina a pelo d'acqua
Darsena con nebbiolina a pelo d’acqua, mattina di novembre, Ilford HP5+

Man mano che la luce aumenta, la nebbia va e viene ma cambiano le condizioni di ripresa e bisogna decidere in fretta. Il momento magico è circa 10 minuti prima dell’alba, almeno a occhio.

La Darsena, 10 minuti prima dell'alba
La Darsena, 10 minuti prima dell’alba, illuminazione pubblica spenta e ancora con forte contrasto tra cielo e tutto il resto.

Ora l’illuminazione pubblica è spenta e rivolgo i miei scatti a Est, dove il naviglio grande entra in Darsena, sotto al ponte che mette in comunicazione Porta Genova con Porta Ticinese, il riflesso dei palazzi nello specchio d’acqua immobile mi affascina e non importa che i colori tendano a un rosa tenue magnifico (catturato con la reflex digitale) ma ciò che importa quando si scatta in bianco e nero sono i contrasti e le forme, le simmetrie e le asimmetrie.

 

Il lago di Varese dalla Schiranna

Schiranna, dopo la tempesta

Il 9 agosto 2017 mattina, alla Schiranna di Varese, verso le 7:30 di mattina.

Il lago di Varese dalla Schiranna
Il lago di Varese dalla Schiranna, con il vento che increspava la superficie, e una cellula temporalesca sopra lo specchio del lago.

Sono rimasto affascinato dal gioco di luci che si è creato con una piattezza di toni nella parte destra dell’immagine e al contempo un contrasto con la parte sinistra della stessa. Inoltre è difficile vedere il lago di Varese con le onde, per sua natura è quasi sempre calmo.

 

La Milano da bere

Milano, mattina presto

Milano, di mattina presto. Il mattino ha l’oro in bocca.

Durante le feste la città sembra dormire, e, la mattina durante le feste, Milano conserva un’aura di sacralità e sembra essere sospesa nel nulla. Sospesa tra la frenesia del giorno prima e la vita rilassata del giorno dopo.

La Milano da bere
La Milano da bere

Ho intitolato la foto precedente “la Milano da bere” non perché fosse mia originale intenzione il tema della foto, ma mi è stato fatto notare che tendo a raffigurare la mia (ormai da più di 10 anni lo è) città con una particolare atmosfera pulita, colorata e ottimista che si respirava nel periodo definito Milano da bere.

Corso Vittorio Emanuele
Corso Vittorio Emanuele

Corso Vittorio Emanuele vuoto è una delle cose che mi piacciono di più quando giro fuori orario di massa. Negozi chiusi o in fase di preparativi, qualche pattuglia della polizia locale, qualche passaggio rapido in bicicletta, e raramente trovo qualcun altro armato di obiettivo con il quale mi scambio un’occhiata di intesa (seguita immancabilmente dal rammairco reciproco perché ci rovineremo le foto a vicenda con la nostra presenza).

La Chiesa di San Carlo
La Chiesa di San Carlo

Armato di 20mm e Full Frame, mi posso concedere il lusso di fotografare questa chiesa, molto particolare. Ricordo la prima volta che la vidi. Così vicina al Duomo di Milano, così vicina a San Babila e comunque grande e frequentata. Mi lasciò un senso di stupore che mi portò presto a visitarla al suo interno. Conserva il fascino di una chiesa a pianta tonda, probabilmente ne parlerò in un altro post con foto degli interni.

Arrivando al Duomo
Arrivando al Duomo

Probabilmente l’ho già scritto e sono noioso, ma questo scorcio del Duomo mi affascina oltre misura. Questo edificio magnifico, imponente e al tempo stesso splendido, che fa capolino procedendo da San Babila, mi è sempre piaciuto. E cercavo proprio di immortalarlo con le luci dell’alba.

Il Duomo di Milano
Il Duomo di Milano

Poi, nelle prime luci dell’alba, arrivi alla curva di Corso Vittorio Emanuele e ti colpisce in tutta la sua bellezza. C’è poco da fare. Questo colosso di marmo Rosa tutto cesellato, scolpito, con tutte le guglie, le statue e quel suo stile inconfondibile, è proprio bello. Peccato le pubblicità sui ponteggi ma si sa, la Fabbrica del Duomo non è mai chiusa.

Piazza Duomo e Palazzo dell'Arengario
Piazza Duomo e Palazzo dell’Arengario

Piazza del Duomo, vista da questa prospettiva, mette in risalto Palazzo dell’Arengario e Palazzo Reale. Più in fondo il palazzo con la terrazza Martini, punto cardine degli Aperitivi tanto amati dalla città di Milano. Cosa che in 10 anni di vita milanese, ancora non fa parte di me.

Galleria Vittorio Emanuele
Galleria Vittorio Emanuele

La galleria è la mia nemesi. Il mio amore per la geometria, le linee e le simmetrie va sempre a farsi benedire perché è simmetrica ma non alla perfezione. La luce dell’ingresso verso il duomo pende leggermente allontanandosi dal Duomo stesso. E’ veramente stressante. Non ho ancora una foto che mi soddisfi appieno della galleria. Dovrò cambiare approccio probabilmente.

Mariae Nascenti
Mariae Nascenti

A Maria nascente è intitolato il Duomo di Milano. Mi sono sempre interrogato sulla curiosità di questa scelta e prima o poi riuscirò a trovare il tempo di andare a fondo. Anche il Duomo è difficilmente fotografabile per intero di fronte, vuoi per la gente, vuoi perché al centro della piazza (punto ideale con un medio-grandangolo) c’è la statua di Vittorio Emanuele a Cavallo.

A Vittorio Emanuele i Milanesi
A Vittorio Emanuele i Milanesi

E con la luce che continua a cambiare mi godo la città che si risveglia, e i punti di solito affollati che, piano piano, iniziano a richiamare persone. La statua equestre di Vittorio Emanuele riporta la dedica dei milanesi.

Il "Camparino in Galleria"
Il “Camparino in Galleria”

Seguendo il mio percorso, tutt’altro che rettilineo, per il centro di Milano, mi imbatto nella vetrina del Camparino, storico bar milanese, nella quale si riflette il Duomo, richiamato anche nell’insegna al neon sopra al marchio.

L'albero di Natale in galleria
L’albero di Natale in galleria

Quest’anno l’albero di Natale in galleria aveva una trama luminosa molto gradevole e quindi non ho potuto non immortalarlo a mio modo. Un giorno devo provare a fare un giro per i camminamenti che hanno riaperto vicino alla copertura della galleria.

Simmetria in galleria
Simmetria in galleria

Mi sono accorto che per una persona della mia statura, in piedi in piazza della scala, quasi all’imbocco della galleria Vittorio Emanuele, la terrazza Martini tocca la volta dell’ingresso opposto. Mi chiedo quanto questo sia un caso e quanto sia voluto. Mi è stato fatto notare che l’insegna è volutamente appesa sotto il cornicione per essere visibile da tutta la galleria.

La torre del Filarete
La torre del Filarete

Un punto certamente riconoscibile della città di Milano, è la torre del Filarete, al castello sforzesco. In questo caso si riflette nella fontana di fronte, abbellita dal ghiaccio che oramai si forma di rado.

Capodanno - Vittorio Emanuele a cavallo

Capodanno 2017

Capodanno 2017

Ultimo dell’anno, fine ed inizio, alla fine capodanno. Chissà perché ho sempre preferito la mattina di capodanno alla notte di San Silvestro. Però la mattina presto. Presto al punto che tutto tace e la città, una volta ogni tanto, forse più che la mattina di Natale, tace. Silenzio. Niente frenesia.

Questo è il capodanno che mi piace.

Capodanno - Duomo di Milano
Il Duomo di Milano alle prime luci dell’alba la mattina di capodanno.

Quindi questa mattina ho puntato la sveglia, ho lottato con il sonno, mi sono vestito, preso la mia fidata EOS 5D classic con il mio 50mm f/1.4 e mi sono diretto in centro.

Senza pretese, senza treppiede, tranquillo. Ogni tanto mi piace fare questo esercizio stilistico. Singola lente, focale fissa. Singolo corpo macchina.

Aiuta a pensare. Aiuta a liberare la mente e a pensare bene a dove mettersi, cosa inquadrare, diventa importante il mezzo passo avanti o indietro. Obbliga a pensare a cosa vuoi ottenere e come ottenerlo con l’unico strumento a tua disposizione. Lo trovo volto divertente.

Capodanno - Vittorio Emanuele a cavallo
La statua di Vittorio Emanuele a cavallo in piazza Duomo a Milano

Quello che mi ha stupito, questa mattina di capodanno, è stata la frenesia di pochi operatori attorno alle strutture necessarie ai festeggiamenti. Alle 7:00 erano già in parte smontate. Con un grande lavoro di quel che rimaneva, con la presenza incessante degli operatori ecologici. Io ho faticato per svegliarmi presto per svago, quindi posso solo immaginare lo sforzo che fanno queste persone per fare uno dei lavori più umili che esistano.

Capodanno - Operai al lavoro all'alba
Operai al lavoro all’alba

L’alba

Con le prime luci dell’alba e l’illuminazione abbondante di piazza del Duomo, si vedono le ombre degli operai che smontano le infrastrutture dei festeggiamenti notturni del capodanno.

La madonnina e il duomo all'alba
Il duomo e la Madunina all’alba del primo giorno dell’anno.

Il Duomo non è perfettamente orientato est-ovest, pertanto sapevo di trovare l’alba all’incirca dietro palazzo reale e pregustavo questa immagine da qualche giorno.

Luci ancora accese
Luci ancora accese nell’alba

La galleria Vittorio Emanuele

Con il giorno ancora da sorgere, le luci di illuminazione del Duomo e della galleria Vittorio Emanuele gettano i loro fasci nell’aria.

Addobbi natalizi in galleria Vittorio Emanuele a Milano
Le luminarie della volta della galleria Vittorio Emanuele

Quest’anno le luminarie della galleria sono quasi invisibili durante il giorno, quindi sono dovuto passare in notturna per poter riuscire a fare una foto con le luminarie visibili. Devo dire che quest’anno la struttura era quasi invisibile e non nascondeva la volta in ferro vetro che mi ha sempre affascinato.

Il museo del '900 dalla galleria Vittorio Emanuele
Geometria luminosa all’interno della galleria.

Il museo del ‘900 e parte della torre velasca viste dall’interno della galleria Vittorio Emanuele. Questa mattina di capodanno mi ha permesso di immortalare e scegliere senza fretta e senza intralci una prospettiva particolare con i globi luminosi a fare da linee di fuga.

Terrazza Martini
La terrazza Martini dalla galleria Vittorio Emanuele.

Ormai è qualche tempo che ho notato questa prospettiva con il grattacielo centrale dal centro della galleria. Cercavo inoltre un momento in cui avrei trovato la galleria sufficientemente vuota per poter giocare anche con i riflessi sulla pavimentazione.

Mi ha molto divertito questo giro senza gli ausili dello zoom grandangolare che alla fine ti mette quasi sempre nella situazione migliore di scatto.

Con questo post di capodanno auguro a tutti un felice 2017!

San Donato Arezzo – fuochi d’artificio

San Donato ricorre il 7 agosto.

La sera precedente, il 6 agosto, è stato festeggiato dalla città di Arezzo.
Come di consueto per la festa del Patrono, San Donato, viene effettuato uno spettacolo pirotecnico.
Da diverso tempo inseguo i fuochi d’artificio e non ero mai riuscito a fotografare il “fiore”.
Tra impegni e lavoro riesco a fotografare principalmente durante i fine settimana e le ferie.

Mi capita spesso di essere fuori sede quando capitano questi eventi. Il treppiede è d’obbligo, anche quando i fuochi sono vicini.

La mia esperienza precedente, in cui sono riuscito a prepararmi e tenere un approccio studiato al fenomeno, è stata la festa di fine estate 2013 di Subbiano. In questa occasione ero sufficientemente vicino da usare una focale corta, e la difficoltà principale risiedeva nell’indovinare l’altezza dell’esplosione. Con il treppiede non è possibile inseguire il razzo in salita e quindi, da vicino, è facile che qualcuno rimanesse parzialmente tagliato dal fotogramma.

Nel caso dello spettacolo per la festa di San Donato, mi trovavo circa a 10 km in linea d’aria, quindi con un 500 mm su full frame avevo un livello di dettaglio sufficiente, con un quadro sufficientemente ampio per non avere il problema della differenza di altezza a cui esplodono i vari fuochi.

Il Fiore - fuochi San Donato
Il Fiore

Il Fiore

Il fiore è una figura che inseguo da diverso tempo (io la chiamo così ma il motivo è abbastanza evidente) in cui il razzo lascia una scia luminosa del suo percorso (a occhio nudo si vede solo un puntino che si muove) sulla posa lunga, e l’esplosione del fuoco a raggiera costituisce i petali del fiore stesso.

Inutile dire che con la varietà di fuochi d’artificio che generalmente vengono esplosi, non è semplicissimo fotografare il fiore. Da distanza ravvicinata devo riprovare ma penso che sia molto più difficile.

Il Fiore - San Donato Arezzo
Il Fiore

Questo fiore è esploso molto più in basso, infatti ha il gambo più corto.

Tecnica usata.

La tecnica che ho adottato è la seguente, dopo aver trovato la sensibilità adatta a pose che vanno da 1 a 4 secondi, generalmente le pose sono da 1,5 – 3 al massimo, imposto la fotocamera con la posa B e manualmente agisco sullo scatto remoto per partenza e termine della posa.

Sarebbe interessante scoprire se qualcuno usa altre tecniche.

Di seguito una breve galleria con tutti gli scatti della serata di San Donato.